Residenze alla Casa

una casa abitata

Due le modalità con le quali ci occupiamo di artisti giovani e meno giovani: la stanza degli ospiti e la residenza partecipata, progetti che offrono la possibilità a gruppi e compagnie di trovare nella Casa del Teatro un luogo di ricerca e di studio. Il riconoscimento che abbiamo avuto dalla Regione Emilia Romagna ed dal MiBact nel 2015 come titolari di Residenza (Intesa fra Governo, le Regioni e le Province Autonome prevista dall’art. 45 del D.M. 1.7.2014 e sancita il 18.12.2014.) ci ha dato le risorse per progettare la stanza degli ospiti, progetto che vede la presenza in residenza di due formazioni all’anno con caratteristiche di ricerca su linguaggi innovativi e multi-disciplinarità (teatro, danza e musica). A queste presenze si aggiungono tutte le altre residenze partecipate di artisti del territorio, e non solo, che da sempre trovano alla Casa del Teatro la possibilità di usare spazi e attrezzature per la loro ricerca artistica e la presentazione dei loro spettacoli.

La stanza degli ospiti

Teatro Patalò

autunno inverno 2017_Residenza Artistica per Rumore Umano

Progetto Interregionale di Residenze Artistiche realizzato con il contributo di Mibact, Regione Emilia Romagna, Teatro Due Mondi.

Uno studio sulla lingua, sulla traduzione di parole, sentimenti, ricordi in un altro linguaggio. Sulla lontananza a e sulle zone di confine. Un incontro con il pubblico al termine di tre anni di residenza, un omaggio alla Casa del Teatro che ha ospitato la nostra resistenza. Con il desiderio ostinato di mostrarsi nudi aldilà della finzione, e di farlo proprio grazie alla finzione, esplorando le possibilità delle arti performative. Una donna sola attraversa undici stanze, gli undici capitoli in cui ha diviso la propria autobiografia. La lingua dell’attrice in scena sprofonda in un linguaggio essenziale ispirato all’opera di Agota Kristof, che non indugia nella descrizione dei sentimenti. La scrittura scenica attraversa i paesaggi dell’infanzia, il racconto buffo e feroce dell’adolescenza in collegio, la fuga dall’Ungheria attraverso il confine con l’Austria, l’arrivo in una città Europea, il lavoro da operaia e la maternità, la litania dei nomi di tutti i compagni immigrati che ‘non ce l’hanno fatta’, il difficile apprendimento di una lingua straniera, la scrittura. Proponiamo una ricerca accurata sulla parola e sul ritmo, e sulla precisione di pochi ed evocativi movimenti di scena in sottrazione. Il corpo dell’attrice porta il segno di un altro corpo, l’impronta di un altro corpo, ora assente, e sul ricordo di quella presenza, agisce.

Compagnia Angelini-Serrani_Teatro Patalò Luca Serrani e Isadora Angelini sono attori-autori che condividono la propria ricerca scenica dal 2000, parallelamente al lavoro con altre compagnie. Nel 2006 fondano la Compagnia indipendente Teatro Patalò realizzando lavori teatrali con diverse formazioni e regie, con particolare attenzione alla ricerca drammaturgica.

Residenza partecipata

gennaio 2018_Residenza Artistica di Tommaso Monza

In December 2015, Anghiari Dance Hub organized a five days meeting between Italian and Egyptian dance artists at the CCDC Center in Cairo. Four Italian dance artists met five Egyptian dance artists and began their research on movement by sharing their own creative questions within the format of a daily, informal working plan made by the sharing of personal practices that ended with a sharing presentation. We kept the connection and an open dialogue with the goal to be a platform of intercultural exchange focusing on performing arts and live performance. Our research began as an exploration of personalities and we discovered our diversity and even more our common points. A strong, non leading democratic working group with artists that have an ongoing desire to work together a year after their first meeting. There was a flow of connections produced a great potential in sharing more experiences, that makes harmony.

Residenza partecipata

gennaio-febbraio 2018_Residenza Artistica di Carla Rizzu

Compagnia Nervitesi

LISOLADIPLASTICA
Esito finale della residenza della C.ia Nervitesi di Carla Rizzu presso la Casa del Teatro
Performers : Giovanni Gava Leonarduzzi & Nicolas Grimaldi Capitello
Live sounds: Marco Mariano
Assistente Coreografia: Serena Fossanova
Ideazione Regia e Coreografia : Carla Rizzu
Produzione : Nervitesi
Co-produzione : Compagniaa Bellanda
Nel voler denunciare l’incubo che la plastica sta generando nei mari ho voluto indagare su delle percezioni reali che il pianeta ci sta suggerendo quali Svuotare per accogliere il nuovo e Ascoltare il suo grido di dolore.”
Carla Rizzu

Residenza partecipata

marzo-aprile 2018_Residenza Artistica di Rita Frongia

Gin gin (ovvero di cosa si parla quando si parla)
Rita Frongia teatro

Al lavoro due attrici, Angela Antonini e Meri Bracalente, guidate dalla drammaturga Rita Frongia
Gin gin (ovvero di cosa si parla quando si parla) è l’ultima fase del progetto La trilogia del tavolino, anno 2013 La vita ha un dente d’oro, anno 2016 La vecchia.
Che cosa tiene insieme questi tre lavori: due attori e un tavolino, un cadavere: un cadavere presente ne La vita ha un dente d’oro, un cadavere futuro ne La vecchia, un cadavere passato in Gin gin (ovvero di cosa si parla quando si parla), la forma della commedia. La chiacchiera vuole essere il tema di Gin gin (ovvero di cosa si parla quando si parla). La chiacchiera ha a che fare sia col concetto di improvvisazione che col concetto di ripetizione. La chiacchiera è generatrice di inizi come l’improvvisazione, ma la chiacchiera è anche ripetizione quando esibisce formule e certezze, ciò che chiamiamo il luogo comune viene sempre in soccorso in assenza di idee e riflessione.
La chiacchiera è rimestìo di parole scheggiate da un uso incauto. Sarebbe bello poter curare le parole scheggiate con foglie d’oro, come fanno i giapponesi con l’arte del Kintsugi.
La chiacchiera non può che essere autoreferenziale. La chiacchiera non possiede un fuori di sé, se lo avesse non sarebbe chiacchiera, per la chiacchiera l’oggetto non è reale.
La perdita di attenzione verso le parole le rende violente senza possibilità di redenzione, perché è una violenza inconsapevole e spesso invisibile. Nessuna nuova apparizione è evocata dalle parole di una chiacchiera.